sábado, 14 de fevereiro de 2026

Un film dimenticato: «Train Dreams» di Clint Bentley

 


di Michele Anselmi

Temo che su Netflix l’abbiano visto in pochi, anche a causa del titolo poco accattivante: Train Dreams. Ma è uno dei più bei film che abbia visto negli ultimi mesi, anche se certo non è di quelli di cui si parla a cena o si raccomandano agli amici. L’ha scritto e diretto un 41enne americano, Clint Bentley, ispirandosi a una novella di Denis Johnson, scrittore nato in Germania ma cresciuto negli Stati Uniti. Magari aiuta aver letto certi racconti di Ernest Hemingway, ricordare il romanzo Walden ovvero Vita nei boschi di Henry David Thoreau o amare Vite di uomini non illustri del nostro Giuseppe Pontiggia, ma forse invece no: basta lasciarsi andare all’andamento lento, contemplativo ma non noioso, di un film che ripercorre quasi ottant’anni di vita di un Signor Nessuno, ovvero il taglialegna e operaio ferroviario Robert Grainier, nato nel 1886 circa e morto nel 1968.

 

Rimasto orfano in giovanissima età, approdato nell’Idaho e cresciuto nell’indifferenza di tutti, il giovane uomo è un boscaiolo taciturno capace di fare i lavori più diversi, benvoluto per il suo carattere mite ma come invisibile alla società. Finché l’intraprendente Gladys Olding non fa il primo passo, vincendo la timidezza dell’uomo. Ne nasce un amore tenero e appassionato, con lui costretto spesso ad allontanarsi per lavorare a ritmi massacranti con la Great Northern Railway e lei che cresce la piccola Kate nella casetta di legno costruita accanto a uno stagno.

Ogni volta che si rivedono, dopo mesi, è come se fosse amore a prima vista, e intanto la bambina cresce e i due progettano nuove attività nel campo del legname e dell’agricoltura. Ma nel 1920, tornando dopo un ultimo ingaggio nei boschi, Robert troverà la sua casa ridotta in cenere a causa di un micidiale incendio e nessuno saprà dirgli nulla della fine fatta dai suoi cari. Sono morti bruciati vivi? Sono scampati miracolosamente all’inferno?

Train Dreams è un film meditabondo e profondo, al quale la voce narrante di Will Patton conferisce un tono quieto, assai malinconico, creando nello spettatore il desiderio di un lieto fine che non sembra iscritto nel destino del barbuto “lumberjack”. Il regista non cerca l’effetto western, ma inserisce la storia di fatica in un realismo per nulla epico, alternando le scene di lavoro nei boschi, dove si crea una strana solidarietà tra quegli operai venuti da ogni parte degli Usa, e le scene familiari, dove Robert finalmente riesce a fare il papà, a occuparsi della figlia. In mezzo ci sono tragedie, malattie e demenza, incidenti mortali, anche un linciaggio ai danni di un immigrato cinese ingiustamente accusato di furto. E proprio quell’omicidio, al quale pure non partecipò, graverà per tutta la vita sulla coscienza di Robert, ormai oggetto di sogni e visioni, come offuscato dal dolore di non sapere.

Joel Edgerton

«Il mondo ha bisogno dell’eremita come del predicatore» sentiamo dire a un certo punto, e certo il film si muove tra queste due condizioni umane, descrivendo la bellezza e la ferocia della natura, il piacere e la maledizione della solitudine, anche l’avanzare di una civiltà tecnologica che disbosca massivamente e altera un certo equilibrio ecologico.

Ogni tanto viene, forse, da pensare ai film di Terrence Malick, ma a onor del vero quelli mi sembrano, almeno gli ultimi, molto più tediosi di questo; semmai ho pensato a Corvo Rosso non avrai il mio scalpo! di Sydney Pollack, però senza il versante western, insomma la lotta senza quartiere tra il bianco e il pellerossa.

L’australiano Joel Edgerton e la britannica Felicity Jones sono perfetti, per fisici e intensità, nell’incarnare i due protagonisti, ma anche i ruoli minori sono coperti con fresca vivacità e ruvida partecipazione da attori del calibro di Kerry Condon, William H. Macy, Clifton Collins Jr. Poi, certo, non bisogna avere fretta nel vedere Train Dreams: meglio lasciarsi cullare dai rumori della foresta, dalle battute laconiche o buffe che echeggiano, dalla dolente dignità di tutti i personaggi, dal suono degli scarponi inchiodati agli alberi per ricordare i morti sul lavoro.

Su Netflix


Train Dreams regia: Clint Bentley; sceneggiatura: Clint Bentley, Greg Kwedar; fotografia: Adolpho Veloso; montaggio: Parker Laramie; musica: Bryce Dessner; scenografia: Alexandra Schaller; interpreti: Joel Edgerton, Felicity Jones, William H. Macy, Kerry Condon, Nathaniel Arcand, Clifton Collins Jr., John Diehl, Paul Schneider, Will Patton; produzione: Michael Heimler, Will Janowitz, Marissa McMahon, Ashley Schlaifer, Teddy Schwarzman per Black Bear Pictures, Kamala Films; origine: Usa, 2025; durata: 102 minuti


[Fonte: www.close-up.info]




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