segunda-feira, 5 de outubro de 2026

Elezioni Brasile, Bolsonaro in vantaggio su Lula al primo turno: si andrà al ballottaggio il 25 ottobre

I sondaggi davano favorito il leader progressista, che però ha perso il voto delle periferie così come la regione di Minas Gerais. L’avvocatura di Stato indaga sull’ingerenza di Washington nella campagna elettorale. 

di Estefano Tamburrini 

Sarà ballottaggio, ma con un piede a destra. Con il 47,03% dei voti (oltre 56 milioni), Flávio Bolsonaro è in vantaggio di quasi due punti sul presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, fermo al 45,16% (circa 54 milioni di voti). Bolsonaro vince anche all’estero con 25mila voti, contro i 18mila di Lula. I sondaggi davano un vantaggio di due punti al leader progressista, ma la mappa del voto è cambiata: oltre al meridione e al centro-ovest, l’ultradestra conquista lo stato di Minas Gerais, dove secondo l’immaginario comune si decide il prossimo presidente. Bolsonaro si aggiudica così il cuore economico e industriale, ma anche le periferie urbane. A sua volta, il candidato progressista mantiene la propria roccaforte a nord-est, ma la strada verso la rielezione è in salita su tutti i fronti. 

“Ero convinto di vincere le elezioni al primo turno”, ha detto Lula, per il quale “da domani (oggi, ndr) inizia la nuova campagna”. Deve recuperare le periferie, entrate nell’orbita della destra. Crede nella possibilità di fermare Bolsonaro, che ha una “biografia scandalosa”, legata a “gruppi paramilitari” e a vicende di corruzione che “andrebbero chiarite”. Reagendo ai primi risultati, Bolsonaro ribadisce che il Paese “vuole un cambiamento”, sottolineando che “la fine dell’era del Partito dei lavoratori è vicina”. “Ho solo bisogno di un mandato”, promette, anticipando la volontà di rinnovare la Corte suprema “per affrontare e risolvere i veri problemi del Brasile”. 

I voti dei candidati fuori corsa, Escritor Augusto Cury, Ronaldo Caiado e Renan Santos, entrambi di destra moderata (che sommano il 7,8% dei consensi), sono pronti a confluire su Bolsonaro, che resta favorito. Anche le camere vanno a destra: il blocco di centrodestra proietta la maggioranza assoluta al Congresso (53%), con almeno 270 deputati, e tra 35 e 40 seggi al Senato (che si è rinnovato di due terzi). Netta vittoria del blocco di destra anche alle elezioni regionali: ottiene 15 governatori su 25 al primo turno, tra cui Tarcísio de Freitas (San Paolo) e Cleitinho Azevedo (Minas Gerais). Restano in bilico sei stati, tra cui Distretto Federale e Amazonas. 

Nelle ore del voto sono state arrestate 169 persone per reati connessi a propaganda irregolare, violazione del silenzio elettorale e corruzione elettorale: 23 persone sono state fermate per voto di scambio a Teresina, Piauí, Boa Vista e Roraima. Sequestrata anche la quantità complessiva di 789.800 reais in contanti (l’equivalente di 151mila dollari) destinati a corrompere gli elettori, non vincolati al momento a un singolo schema finanziario né a un unico candidato. Lo stesso Bolsonaro avrebbe violato il silenzio elettorale, chiedendo il voto ai cittadini in fila all’ingresso del suo seggio a Rio de Janeiro. Tensioni nei pressi dell’ambasciata brasiliana a Buenos Aires tra sostenitori dei candidati, ritardi significativi nelle aperture dei seggi negli Usa e un tentativo di distruggere materiale elettorale a Ginevra. 

Il Brasile è diventato terreno fertile di ingerenze e attacchi ibridi Usa, su cui indaga l’Avvocatura dello Stato. La Polizia federale parla addirittura di un milione proveniente dagli Usa passato attraverso il programma di “Contrasto al lawfare e alla censura”. Altri fondi, destinati alla propaganda digitale, sarebbero arrivati attraverso il Rockbridge network, che fa capo al vicepresidente Usa JD Vance. Per l’Avvocatura, le azioni straniere puntano a “perseguire” e “indebolire la sovranità nazionale”. La Giustizia locale indaga anche sul trasferimento di 12 milioni di dollari eseguito nel 2025 dall’ex banchiere Filipe Vorcaro — oggi in carcere — per finanziare il film Dark Horse, prodotto da Go Up Entertainment e diretto da Cyrus Nowrasteh. 

E non solo. Alla vigilia del voto, l’ambasciata Usa a Brasilia e la rete consolare hanno sospeso i servizi nel Paese per “motivi di sicurezza“, chiedendo ai cittadini americani di non avvicinarsi alle sedi diplomatiche senza fornire dettagli. Bolsonaro incolpa Lula della crescente insofferenza di Washington verso Brasilia, ritenuta “troppo vicina alla Cina“. Ma l’esecutivo non ci sta e denuncia l’evento come “un gesto diplomatico anomalo”, compiuto a “ridosso delle elezioni”, che “proietta instabilità” favorendo la destra. Lo staff di Lula ha chiesto alla Corte suprema di indagare sul “serio sviluppo” dell’ingerenza Usa, con la complicità dei fratelli Flávio ed Eduardo Bolsonaro. Washington ha imposto dazi punitivi contro il Brasile, avviato indagini sul sistema di pagamento Pix e revocato il visto a otto funzionari e undici giudici della Corte suprema, tra cui Alexandre de Moraes, sgradito a Trump per la condanna a Jair Bolsonaro causa tentato Golpe. Il tycoon ha persino ricevuto Bolsonaro Jr. a Washington a fine maggio come precandidato, provocando l’ira di Lula: “Se Marco Rubio vuole sostenere la candidatura del mio avversario, il senatore Flávio Bolsonaro, venga in Brasile e fondi un comitato elettorale. Li sconfiggeremo, in difesa della democrazia”. 

Tali azioni hanno spinto i senatori Usa Shaheen, Kaine e Welch a denunciare in una lettera al segretario di Stato Rubio la “campagna di interferenza e destabilizzazione” della Casa Bianca, chiedendo di “riconoscere il risultato certificato delle elezioni democratiche 2026 in Brasile”. Da sottolineare infine il ruolo delle chiese evangeliche (30% della popolazione, 47 milioni di fedeli): oltre la metà sostiene Bolsonaro tramite la rete di Edir Macedo, le Assemblee di Dio e il fronte parlamentare evangelico. Flávio promette loro “quattro o cinque ministri convintamente evangelici” per “salvare anime” e “onorare il nome di Dio”.


[Fonte: www.ilfattoquotidiano.it] 

 

Un site archéologique marocain qui réécrit l’histoire du Maghreb… Ce que nous apprend la découverte d’un ancien rempart

Le rempart découvert à Oued Beht, un site marocain qui contribue peu à peu à réécrire l’histoire du Maghreb. Giulio Lucarini/OBAP Archive, 

Écrit par Giulio Lucarini, Cyprian Broodbank et Toby C. Wilkinson

À Oued Beht, dans les collines du nord-ouest du Maroc, au-dessus du fleuve qui a donné son nom au site, des fouilles ont récemment révélé un pan jusqu’ici méconnu de l’histoire de la région. La découverte d’un vasteédifice montre qu’au IIᵉ millénaire avant notre ère, les communautés d’Afrique du Nord-Ouest transformaient déjà leur environnement et entretenaient des échanges au sein de vastes réseaux méditerranéens. 

Les recherches précédemment menées par le projet archéologique d’Oued Beht avaient déjà mis au jour ce qui constitue probablement le plus ancien et le plus vaste complexe agricole jamais découvert en Afrique en dehors de la vallée du Nil. Il daterait d’environ 5 400 à 4 900 ans.

                                                                                  Oued Beht, dans l’actuel Maroc, séparé 

                                                                                  de l’Espagne, au nord, par l’océan. 

                                                                                      Toby Wilkinson/OBAP Archive

De nouvelles fouilles, auxquelles nous avons participé, ont été menées en 2023 et nous ont permis de mieux comprendre le site. Notrenouvelle étude met en lumière la plus ancienne construction de grande ampleur probablement défensive connue à ce jour en Afrique du Nord, hors de la vallée du Nil. Elle daterait d’environ 4 000 à 3 500 ans.

On ignore précisément contre quelles menaces ces structures semblables à des remparts avaient été érigées. Elles témoignent probablement d’une concurrence croissante pour le contrôle des terres, des ressources et peut-être des voies de circulation plutôt que de la crainte d’« envahisseurs ». De telles constructions laissent penser que les communautés ressentaient le besoin de se protéger ou d’affirmer leur pouvoir sur des lieux stratégiques.

Travaux de prospection autour du rempart découvert à Oued Beht. Giulio Lucarini/OBAP Archive

Cette découverte atteste l’existence d’une architecture défensive organisée au Maghreb bien plus tôt qu’on ne le pensait. Elle révèle aussi que les sociétés de la région étaient alors plus complexes et mieux structurées qu’on ne l’imaginait.

Notre étude montre également que, entre le XIᵉ et le XIIIᵉ siècle, le promontoire d’Oued Beht a retrouvé une place centrale. L’ancienne structure défensive a été reconstruite, un hameau ou une ferme s’est établi sur une colline voisine et un cimetière a été aménagé entre les deux.

Ensemble, ces découvertes offrent un rare aperçu archéologique des communautés rurales aussi bien à la préhistoire qu’au Moyen Âge. Elles nous aident à comprendre comment ces sociétés se sont développées et ont perduré dans une région trop souvent oubliée des livres d’histoire.

Un foyer majeur de la préhistoire au Maghreb

Pendant longtemps, la fin de la préhistoire au Maghreb – la région d’Afrique du Nord qui comprend le Maroc, l’Algérie et la Tunisie – est restée mal connue. Comparées à celles de régions voisines, comme la péninsule Ibérique ou la région d’Athènes, les données archéologiques étaient souvent fragmentaires. Mais ces dernières années, la situation a radicalement changé.

                                                                           Des restes humains mis au jour à Oued Beht. Marlena Cygan/OBAP Archive

Les fouilles menées à Oued Beht ont révélé une importante concentration d’activités humaines sur une superficie d’au moins dix hectares. La première grande phase d’occupation remonte au milieu du IVᵉ et au début du IIIᵉ millénaire avant notre ère, soit à la fin du Néolithique.

L’étude des restes de végétaux et d’animaux datant de cette époque indique qu’une communauté d’agriculteurs y cultivait notamment de l’orge et du blé. Ses habitants exploitaient également des plantes sauvages et élevaient du bétail.

Le site était également un important centre de production artisanale. Des milliers de haches en pierre polie et d’autres outils y ont été découverts ainsi que des poteries finement façonnées, parfois ornées de motifs peints.

On ignore encore si Oued Beht était alors un village occupé en permanence, un lieu de rassemblement saisonnier ou un type de site moins familier. Mais il occupait manifestement une place majeure dans le paysage du nord-ouest du Maroc.

                                                     Une hache en pierre polie découverte à Oued Beht. Hamza Benattia/OBAP Archive

Le rempart défensif

La présence de levées de terre et de murs potentiellement anciens avait été signalée dès les années 1930. L’archéologue français Armand Ruhlmann avait alors décrit un ensemble de trois murs, le quatrième côté étant protégé par l’escarpement naturel du promontoire. Il y voyait un dispositif défensif de type « éperon barré ». Jusqu’à présent, toutefois, la nature exacte et la datation de ces vestiges restaient incertaines.

                           L’éperon barré, près du village d’Aït Siberne (région de Rabat-Salé-Kénitra). Arnau Garcia-Molsosa/Toby Wilkinson/OBAP Archive

De nouvelles fouilles ont confirmé l’existence d’un fossé, d’un rempart et d’un mur construits en plusieurs étapes dans une partie étroite de la crête d’Oued Beht, entre le fleuve et un ravin. Ce dispositif isolait et protégeait l’extrémité sud du promontoire. La datation au carbone 14 des dépôts associés à ces structures nous a permis d’en établir la chronologie.

                                                       Vue en coupe du mur, du rempart et du fossé. Alessia Brucato/Lucy Farr/Moad Radi/OBAP Archive

Ces datations situent la construction initiale de cet ouvrage à une époque correspondant à l’âge du bronze dans le reste de la Méditerranée occidentale. Il s’agit donc du plus ancien ouvrage défensif attesté en Afrique du Nord en dehors de l’Égypte.

À quoi servait cet ouvrage ?

Cette structure soulève d’importantes questions sur la société qui l’a édifiée. La construction d’un système associant rempart et fossé nécessitait de la planification, de la coordination et la mobilisation d’une importante main-d’œuvre. Elle témoigne donc de l’existence d’une communauté capable de mener des projets de construction complexe.

                                                             Photo du site prise par drone. Arnau Garcia-Molsosa/Toby Wilkinson/OBAP Archive

Au cours de la première phase d’occupation, au Néolithique, les activités se concentraient dans la partie nord du site d’Oued Beht, plus vaste et plus ouverte. À l’époque étudiée dans notre nouvelle étude, elles s’étaient déplacées vers la crête méridionale, plus étroite et plus facile à défendre. Cette évolution pourrait traduire un changement dans les stratégies d’occupation du territoire.

Des liens avec le monde méditerranéen

Le IIᵉ millénaire avant notre ère est une période de profonds bouleversements dans l’ensemble du bassin méditerranéen. Dans le sud de la péninsule Ibérique, les sociétés argariques – entre 2200 et 1550 avant notre ère – développaient des habitats complexes, souvent établis au sommet de collines. Elles se caractérisaient par une architecture planifiée, une métallurgie avancée, notamment dans la production du bronze, et de fortes hiérarchies sociales, perceptibles dans les pratiques funéraires. Ces communautés aménageaient fréquemment des sites fortifiés et des habitats stratégiquement situés, qui leur permettaient de contrôler les territoires environnants.

De plus en plus d’indices montrent que les communautés d’Afrique du Nord-Ouest étaient intégrées à de vastes réseaux méditerranéens, notamment avec les territoires correspondant aujourd’hui à l’Espagne et au Portugal. Les découvertes d’Oued Beht confirment que le Maghreb n’était pas isolé, mais participait pleinement aux transformations qui façonnaient alors la Méditerranée occidentale.

Le système défensif du site pourrait ainsi témoigner de profondes évolutions dans l’organisation sociale et les relations entre les communautés de la région : une concurrence croissante pour l’accès aux ressources, le contrôle des voies de circulation et l’émergence de formes de pouvoir plus structurées.

« Réécrire » l’histoire

Les découvertes d’Oued Beht montrent combien l’histoire ancienne de l’Afrique du Nord reste encore à explorer. Le rempart témoigne de la capacité des communautés de la région à coordonner de vastes chantiers. Il révèle aussi des transformations sociales que l’on commence tout juste à entrevoir.

Les vestiges médiévaux montrent que le promontoire a de nouveau été occupé plusieurs siècles après l’abandon de l’habitat préhistorique. Oued Beht n’a donc pas connu une seule période d’occupation : différentes communautés ont choisi ce même lieu au fil des millénaires.

À mesure que les recherches progresseront, ce site pourrait devenir essentiel pour comprendre comment les sociétés du Maghreb ont évolué, des premières communautés agricoles au monde rural médiéval.


[Source : www.theconversation.com]


domingo, 4 de outubro de 2026

O escritor, o arquitecto, o director de cine e a intelixencia artificial

 

Xabier Vila-Coia co premio Nobel de literatura Wole Soyinka

Escrito por Xabier Vila-Coia

No presente artigo abordarei estas tres ocupacións, sen dúbida dispares, que, non obstante, comparten un vínculo que tratarei de identificar e analizar tomando como referencia as ferramentas de xeración automatizada de contidos que se veñen implementando con enorme éxito dende hai apenas uns anos. 

O escritor, de ficción ou de non ficción, ten que compoñer as súas obras supeditado a enormes obstáculos, entre os que cabe destacar os seguintes: a limitada accesibilidade ás bibliotecas físicas e dixitais; a dificultade para desenvolverse con certeza nunha pluralidade de idiomas; a fugacidade da vida, que fai imposible a consulta, sequera breve, de miles de libros enriquecedores do acervo cultural individual; a tiranía do calendario de entrega; e a xeral pobreza de recursos. Pero en todo caso, o seu proceso creativo parte dunha idea central e outras derivadas que xorden na súa cabeza, as cales desenvolve e plasma no papel complementándoas cos datos obtidos en pescudas inevitablemente reducidas, ademais de coas súas vivencias e coñecementos previos.

Pola contra, o arquitecto desempeña un labor máis cómodo. A súa función primordial é idear o deseño integral da obra que lle encarguen e materializalo nos planos correspondentes. Da construción do edificio son responsables os enxeñeiros que efectúan os cálculos matemáticos, os obreiros que levantan as estruturas e fan as instalacións (albaneis, carpinteiros, electricistas, fontaneiros, etcétera), e os aparelladores que supervisan o seu traballo.

En canto ao director de cine, pódese asegurar que llo dan todo «sachado e mondado». A película adoita articularse sobre un guión alleo; ten ao seu servizo e baixo as súas ordes ao director de actores, ao de fotografía, ao xefe de son, ao compositor da banda sonora, aos operadores de cámara... El unicamente ocúpase en primeira persoa de decidir se o traballo deses profesionais satisfaille, e se as tomas se axustan ao que concibiu ou deben ser repetidas as veces que, segundo o seu criterio, sexa necesario.

Relacionado co que veño de expor, na actualidade obsérvase unha gran preocupación respecto dos libros e outros textos que os seus autores crean consultando á intelixencia artificial para optimizar a inxente cantidade de información coa que foi adestrada, así como a súa extraordinaria capacidade para procesala de xeito case instantáneo. Non sabería dicir se a devandita preocupación é racional ou irracional; con todo, o que podo afirmar é que o único que procede examinar é se, no exercicio da súa actividade, o escritor réxese de acordo cos valores éticos da súa profesión.

Non hai novo baixo o sol, mais tampouco nada nace a partir da nada. Plaxiarios e «fusiladores» de escritos houbo e haberanos sempre. Coa intelixencia artificial pódense multiplicar «ad infinitum»; porén, iso non representa un problema tan grave como puidese parecer a primeira vista.

Dende o punto de vista dos dereitos de autor, eu non percibo ningún inconveniente en que se lle recoñezan ao individuo que o único que faga sexa presentarlle «prompts» (preguntas, peticións, indicacións ou instrucións) á IA e copie textualmente e sen o máis mínimo reparo o que esta lle regurxite.

Pero aparte da autoría está o recoñecemento público. Nesta cuestión é factible un engano importante, difícil de detectar; polo que poderíase conceder o Premio Nobel a un «autor» que non escribise en por si máis que uns cantos parágrafos. Aínda que, na miña opinión, se un individuo desta ralea logra semellante galardón é porque dalgún xeito fíxose acredor a el: se a IA propicia a fraude, será mester capacitala para advertilo.

A pesar do devandito, o emprego das IA para producir escritos literarios ou ensaísticos é plenamente lexítimo, sempre e cando o que aquelas proporcionen a partir das formulacións que se lles propoñan sexa tan só unha das materias primas do traballo final, non o propio traballo final.

O escritor ético debe conducirse como o fan o arquitecto e o director de cine. Isto é; ten que xerar con anterioridade os esquemas e desenvolvementos mentais e materiais da obra que desexa crear, que constituirán a base a partir da cal redactar, tal se fose un enxeñeiro de «prompts», os específicos para ese texto en concreto. 

A continuación presentará á IA aqueles que estime máis adecuados para os seus fins, cuxas achegas haberá de organizar, seleccionar, verificar, corrixir, depurar, complementar e integrar na estrutura tridimensional do texto (idea-núcleo, estilo e extensión) xunto coas restantes materias primas procedentes doutras fontes (xornais, libros, enciclopedias, filmes...), ás que engadirá a súa arte, derivado da súa sensibilidade, coñecementos, experiencia vital e competencia profesional. É evidente que sen unha adecuada e vasta formación, alén dun pleno dominio do oficio, resulta imposible para un ser humano levar a cabo o que veño de sinalar e dar a luz unha obra orixinal de gran calidade literaria ou de rigorosa base ensaística.

Se ao arquitecto e ao director cinematográfico recoñéceselles a autoría en exclusividade dos seus traballos, non existe ningún motivo para non facer o propio cos escritores que utilizan, baixo estritos principios deontolóxicos, as máis novas e poderosas ferramentas tecnolóxicas de modo que os seus lectores se entreteñan, desfruten ou aprendan grazas á súa creatividade expandida mediante a intelixencia artificial.

Eles serán os principais beneficiados.

[Fonte: www.praza.gal]

El apoyo continuo de los judíos estadounidenses a Israel es muy perjudicial para los judíos. Debemos despertar.

 

El lobby israelí está perdiendo influencia en la política electoral estadounidense, pero no se rendirá sin luchar. Los judíos estadounidenses están ansiosos por ver cómo sedesarrolla la situación. El futuro judío depende de nuestro despertar.

El presidente Donald Trump y el primer ministro israelí Benjamin Netanyahu conversan antes de una cena en el Salón Azul el 7 de julio de 2025 en la Casa Blanca.

Escrito por Philip Weiss

(MONDOWEISS) 

Las noticias políticas de Israel son trágicas. Independientemente de si Netanyahu se queda o se va, ninguno de los partidos judíos habla del único tema que importa al mundo: la libertad palestina. Los principales partidos que aspiran a suceder a Netanyahu están comprometidos con la limpieza étnica de Cisjordania y son abiertamente racistas, declarando que no formarán una coalición de gobierno con los palestinos. Incluso los pocos candidatos sionistas de izquierda se muestran ambiguos respecto a un Estado palestino.

Mientras tanto, Netanyahu basa su campaña en dos grandes logros: está librando una guerra contra el Líbano y convenció a Estados Unidos de entrar en guerra contra Irán. 

El carácter de Israel es evidente: es un etnoestado militarista, no una democracia. Y su única respuesta a su problema fundamental —¿qué hace un Estado judío con la población palestina autóctona?— es afianzar el apartheid y la limpieza étnica, aprobando leyes que otorgan mayores derechos a los judíos y librando guerras interminables contra quienes se resisten.

Estas realidades, por fin, se han hecho evidentes para los estadounidenses. El rapero Macklemore acaparó la atención mediática al ser despedido de la gira de Ed Sheeran por el valiente acto de gritar «Palestina Libre» en los estadios. 

La negativa de Macklemore a ser silenciado fue rápidamente secundada por todos los demás artistas invitados de la gira, y Ed Sheeran ha resultado muy perjudicado. Por una vez, no así las voces propalestinas. 

Yahoo informa que Robert Kraft, de los Patriots, se alió con otros tres propietarios judíos de la NFL (Jeffrey Lurie, David Tepper y Arthur Blank) para lograr que Macklemore fuera expulsado de la gira de Ed Sheeran . Así, estos líderes judíos alimentaron a los antisemitas al hacer precisamente lo que los que nos odian nos han acusado de hacer: usar su poder financiero a puerta cerrada para reprimir la libertad de expresión sobre Israel. 

Mientras tanto, los líderes judíos de Michigan intentan obligar al candidato al Senado, Abdul El-Sayed, a aceptar la «soberanía judía en Israel» como un principio «no negociable» para la comunidad judía. Están legitimando el apartheid. 

Esto es muy malo para los judíos, como solía decir mi madre. 

El colapso de Israel en la política estadounidense representa una crisis para la comunidad que más me importa. La comunidad judía, en su dimensión oficial, queda expuesta como la base del apoyo estadounidense a un Estado de apartheid radical. Mi comunidad, en su dimensión oficial, ha exigido que políticos y figuras mediáticas acepten la matanza de 20.000 niños, lo que ha desencadenado una rebelión en la política estadounidense.  

Durante tres generaciones, mi comunidad —uno de los sectores más liberales, privilegiados y educados de Estados Unidos— ha impuesto una política exterior y una ortodoxia cultural a Israel a través del lobby israelí . «Nos convertimos en parte de lo que quizás sea la campaña de lobby y recaudación de fondos más eficaz en la historia de la democracia», escribió Dershowitz. Eras antisemita si apoyabas los derechos humanos palestinos. Si te callabas sobre las masacres israelíes, perdías tu carrera en el periodismo o las artes. Te cancelaban como a Jimmy Carter por llamar apartheid al apartheid.

El lobby destruyó la solución de dos Estados, exigiendo incluso que Obama se adhiriera al programa de colonización ilegal. El lobby nos trajo dos guerras que beneficiaban a Israel, no a nosotros. Primero Irak, como nos informaron Walt y Mearsheimer hace 20 años. Ahora Irán, como explican hoy autores como Ian Lustick y Eli Clifton, entre otros. 

Esto ha sido una hazaña histórica. Nunca antes un pequeño Estado vasallo había dominado de tal manera la política de una superpotencia. 

Esa influencia está siendo atacada y llegando a su fin . La transmisión en vivo del genocidio de Gaza… el levantamiento en redes sociales por dicho genocidio, incluso cuando los principales medios lo respaldaban… la destrucción de la campaña de Kamala Harris, en parte debido a su apoyo al genocidio… el sorprendente ascenso de políticos disidentes que se atrevieron a criticar al Estado judío, como Zohran Mamdani y El-Sayed, todo ello evidencia la crisis política del lobby israelí. AIPAC ha quedado al descubierto y la gente lo detesta. 

Esta es una crisis judía porque el apoyo de la comunidad judía a un Estado paria podría convertir a los judíos en parias. Aislará a los judíos en Estados Unidos, acusándolos de apoyar la intolerancia contra los no judíos. 

El lobby sigue ejerciendo poder. Y esto constituye una distorsión de las tradiciones judías. La petición en Michigan que afirma que la «soberanía judía en Israel» es un principio judío fundamental es un ataque a la separación de la Iglesia y el Estado, principio bajo el cual los judíos han prosperado en la sociedad estadounidense. Sin embargo, destacados intelectuales judíos respaldan tales afirmaciones argumentando que el sionismo es ahora parte de la cultura religiosa judía. 

Afortunadamente, algunos sectores de la comunidad judía están contraatacando. Exigen derechos humanos universales y el respeto al derecho internacional, no la “soberanía judía”. Muchos judíos en Michigan están organizando apoyo para El-Sayed. 

Los antisionistas siguen siendo minoría en la comunidad judía. Contamos con la nueva generación y hemos logrado convencer a algunos exsionistas (como Peter Beinart, ahora defensor de la libertad palestina). J Street se ve debilitada por su propia base, que exige medidas concretas.  

Cada día ganamos más judíos por una razón sencilla: la gente reconoce el comportamiento monstruoso de Israel. Israel necesitará generaciones para reformarse, no años, afirma Anshel Pfeffer en un reciente podcast de Haaretz. 

Los judíos estadounidenses no pueden esperar. El futuro judío depende de nuestro despertar.

 

[Foto: Daniel Torok/Casa Blanca - reproducido en gerardodelval.com]

 

sábado, 3 de outubro de 2026

A Mesa convoca unha concentración contra o Plan lingüístico do PP baixo o lema “non prohibades o galego”

A Mesa pola Normalización Lingüística convoca a concentrarse o vindeiro mércores, 7 de outubro, diante do Parlamento de Galiza contra “o intento de eliminar os acordos sociais en relación á lingua” por parte do actual goberno da Xunta. 


O presidente da entidade en defensa da lingua, Marcos Maceira, denuncia que “o Plan que se vai votar no Parlamento galego non é unha revisión do actual, senón unha regresión nacida da chantaxe que quixo impor o PP e que ten como único punto de aplicación real manter a prohibición de galego no ensino, a través de porcentaxes máximas de uso, e descargando a responsabilidade de facelo nos claustros dos centros educativos”. Neste sentido, A Mesa lamenta que o PSdG-PSOE cedese á chantaxe do PP e espera que rectifique e regrese á posición de compromiso co PXNLG que mantivo desde 2004. 

Maceira recorda que a Xunta anuncia a aprobación do seu Plan da lingua, documento sen valor xurídico e sen posibilidade de emenda no Parlamento, unha semana despois do rexistro da Iniciativa Lexislativa Popular Lingua Vital por parte da plataforma Queremos Galego. “Esa ILP é a única proposta con accións efectivas comprometen e obrigan á Xunta e aos poderes públicos”, afirma Maceira. Tamén lamenta que o PP actúa “como se a Xunta non tivese capacidade de mudar as normas que exclúen o galego ou como se non fose, directamente, a responsable da súa creación e aprobación”. “Aluden a fomentar o galego dentro dun marco normativo creado por eles mesmos no que o galego nin se nomea”, remata.

 

[Fonte: www.amesa.gal]


Bardella dins l’uèlh del ciclòn

De messatges atribuits al president de l’RN revèlan de prepauses antisemitas e complotistas tenguts quand èra encara un jove militant del Front Nacional 

Escrich per Jòrdi Ràfols 

De conversacions privadas datant de 2013, publicadas diluns pel jornal en linha Mediapart e atribuidas a Jordan Bardella, an revelat de prepauses antisemitas e complotistas que lo president del Recampament Nacional (RN) nèga aver tenguts. Pasmens, Mediapart afirma aver autentificat de faiçon independenta aquelas discussions, ara destapadas.

Demest los prepauses atribuits a Bardella figuran d’afirmacions segon las qualas «las bancas son totas detengudas per de josieus» o qu’un «Novèl Òrdre Mondial dominat per Israèl» seriá a s’impausar. Mediapart a mostrat tanben de referéncias elogiosas a de personalitats antisemitas controversiadas: l’assagista Alain Soral e l’actor Dieudonné.

Lo president de l’RN a desmentit èsser l’autor d’aqueles messatges, que qualifica de «falses grossièrs». Son avocat a anonciat lo depaus d’una denóncia en justícia per difamacion contra lo jornal.

La polemica es especialament interessanta se pensam qu’esposca lo president d’un partit qu’ensaja de menar dempuèi mantuna annada una estrategia de «desdiabolizacion», destinada a rompre amb qualques posicions e declaracions associadas a l’istòria de l’ancian Front Nacional, e la figura de Jean-Marie Le Pen. Bardella el meteis s’es dempuèi afirmat coma un adversari de l’antisemitisme e participèt, en març de 2025 a Jerusalèm, a una conferéncia internacionala consagrada a la lucha contra l’antisemitisme.

Per Yonathan Arfi, president del Conselh Representatiu de las Institucions Josievas de França (CRIF), aquelas revelacions constituisson, se son averadas, «una illustracion dels limits de la desdiabolizacion del RN». Estima que la violéncia dels prepauses atribuits a Bardella poiriá pas èsser explicada per son edat jove. Lo president de l’RN, nascut en setembre de 1995, èra encara menor al moment dels faches.

 

[Imatge: Adrien Pittore/Sipa Press - sorsa: www.jornalet.com]

Boi, Bala e Bíblia: três letras de uma mesma relação de forças

Por baixo de Boi, Bala e Bíblia existe uma sociedade marcada por relações históricas de propriedade, desigualdade, coerção e disputa pelo consenso. 

Sessão de discussão e votação de propostas legislativa na Câmara dos Deputados do Brasil em 3 de setembro.

Escrito por Julio Lisandro Cañón

Licenciado em Historia pela Universidad Nacional de Mar del Plata (Argentina) 

Há letras que parecem explicar a realidade porque a conseguem condensar. "BBB" tornou-se, no Brasil, uma forma corrente de identificar setores associados ao latifúndio e ao agronegócio, às políticas de armamento e segurança punitivista e ao conservadorismo religioso, especialmente em segmentos evangélicos. Mas três letras não explicam uma sociedade. Apenas nomeiam uma convergência. É justamente essa convergência que precisa de ser explicada.

Boi, Bala e Bíblia não constituem uma organização única nem expressam interesses idênticos. O que existe é uma articulação entre forças sociais distintas. Interesses diferentes podem convergir na defesa de uma mesma ordem social. O Congresso é apenas um dos lugares onde essa relação de forças se torna visível: antes de chegar ao Parlamento, um interesse precisa existir socialmente e possuir organização, recursos e representação. Compreender a BBB exige reconstruir histórias diferentes –a questão agrária, os aparelhos coercivos e a transformação de organizações religiosas em forças políticas– e compreender quando é que elas encontram uma zona de convergência.

Essa convergência tem uma base material. A concentração da terra está inscrita na formação brasileira. A colonização organizou a apropriação territorial em torno da grande propriedade e da exploração do trabalho; a escravatura sustentou essa estrutura e a abolição não transformou a propriedade fundiária. A terra é relação social de poder, produz riqueza e controlo territorial. O capitalismo agrário representa uma nova forma de valorização do capital. Em 2015 o 25,13% do PIB. O Boi é a relação entre território, propriedade e poder.

Onde a propriedade precisa ser defendida, a questão económica encontra a coerção. A Bala não representa apenas aqueles que defendem armas, mas uma conceção segundo a qual, diante do conflito, deve haver mais coerção; diante da criminalidade, mais prisão; diante da pobreza, mais polícia. O punitivismo transforma conflitos sociais em problemas criminais e produz um inimigo. A criminalização posterior à abolição converteu desigualdades históricas em indícios de criminalidade. Em 2025, 69,6% das pessoas privadas de liberdade eram negras. A Bala expressa uma disputa sobre como e contra quem o Estado exerce a sua coerção.

Força política

Mas nenhuma ordem social é sustentada apenas pela força. É preciso produzir consenso. É nesse terreno que aparece a Bíblia. Politicamente, importa a transformação de igrejas e redes de sociabilidade em forças capazes de produzir identidade, organização e representação. Em 2022, 26,9% da população brasileira declarava-se evangélica. As igrejas formam lideranças e difundem interpretações sobre família, propriedade, sexualidade e autoridade. A desigualdade pode aparecer como mérito, a pobreza como fracasso e a violência institucional como resposta legítima. A disputa cultural passa, então, a reforçar a estrutura económica.

É nesse ponto que Boi, Bala e Bíblia se articulam. A propriedade precisa de proteção, a coerção precisa de legitimidade, o consenso pode naturalizar a propriedade e legitimar a coerção. Uma aliança permite transformar diferenças em unidade política. A hegemonia não depende de conspiração: depende da capacidade de organizar interesses diferentes sob determinada direção política, em cada conjuntura histórica concreta.

Essa força procura converter-se em força política por meio de partidos, orçamento, legislação e decisões do Estado. A questão não é saber se a BBB "controla" o Estado, mas quanto da sua força consegue transformar em política de Estado. Uma reivindicação particular pode aparecer como defesa da liberdade, da ordem, da segurança ou da família. É nesse deslocamento que interesses particulares adquirem aparência universal. A hegemonia, porém, não é absoluta: movimentos camponeses e indígenas, pastorais sociais, comunidades eclesiais de base e a Teologia da Libertação disputam território, consenso e instituições.

A pergunta histórica não deve ser "quem está por trás da BBB?", como se existisse um sujeito oculto. A pergunta é que relação de forças torna possível essa convergência. As três letras são apenas a superfície. Por baixo delas existe uma sociedade marcada por relações históricas de propriedade, desigualdade, coerção e disputa pelo consenso. O capitalismo brasileiro não reproduz simplesmente estruturas herdadas: reorganiza-as. O passado não desaparece; é transformado no presente. Boi, Bala e Bíblia são três formas diferentes de organizar forças sociais distintas em torno de uma disputa essencial: quem possui, quem manda e quem consegue fazer com que essa ordem pareça natural.

 

[Foto: Kayo Magalhães / Câmara dos Deputados do Brasil - fonte: www.nosdiario.gal]