di Pier Paolo Caserta
La vittoria di Lula in Brasile è un’ottima
notizia. Questo vale per tutti quanti sono sempre stati coerentemente e
sinceramente legati ai valori lavoristi e del sindacalismo di lotta, dei quali
Lula è portatore. Quanto ad alcuni improbabili parallelismi occorre chiarire le
differenze nei contesti.
Nell’occidente collettivo, che ha sempre prodotto
una immagine dell’America Latina a proprio uso e consumo, deformandola secondo
schemi coloniali e neocoloniali, le cose stanno molto diversamente. Il
continente europeo ha seguito una traiettoria affatto diversa. Dopo la fine
della Guerra fredda, l’Unione europea è stato lo strumento di un crescente
assoggettamento agli Stati Uniti. Uno degli effetti è stata la svolta degli
anni Novanta, quando il testimone del neoliberismo, lanciato nel decennio
precedente da Reagan e Thatcher, fu raccolto dalla sinistra di sistema:
dapprima Clinton e Blair, sulle due sponde dell’anglosfera, e via via gli altri
nell’Europa sempre più satellitare agli USA.
In Brasile la classe sociale dominante è ancora
quella dei grandi latifondisti strettamente legata al Capitale straniero, in
particolare statunitense (ma anche e in misura crescente europeo). I Bolsonaro
sono i referenti di questo blocco sociale, dell’industria estrattiva e
dall’agro-business. Gli stessi interessi contro i quali lottò Chico Mendes
pagando con la vita nel 1988. La radice è la stessa, anche se i flussi
finanziari si sono diversificati da allora. Lula è stato compagno di lotta di
Mendes. Insieme fondarono il Partido dos Trabalhadores (PT), il partito
brasiliano dei lavoratori. Lula è l’espressione di punta di un personale
politico che si è formato nelle lotte condotte a fianco di Chico Mendes,
raccogliendone l’eredità. È anche il caso di Marina Silva, giovane seringueira
(raccoglitrice di gomma) che condivise il percorso sindacale e politico di
Mendes, diventata senatrice federale per lo Stato dell’Acre, carica che ha
ricoperto per sedici anni, tra il 1995 e il 2011, e di ministro per l’ambiente tra
il 2003 e il 2008 nel primo e nel secondo governo Lula. È stata ancora alla
guida del Ministero dell’Ambiente e del cambiamento climatico nel terzo governo
Lula, a partire dal 1o gennaio 2023.
L’antitesi tra una destra reazionaria e una
sinistra lavorista e progressista ha ancora, in Brasile e in generale
nell’America Latina, più senso di quanto ne abbia in Europa e negli Stati
Uniti, insomma nell’occidente tecno-capitalistico, dove la contrapposizione tra
“destra” e “sinistra” di sistema deve essere considerata da tempo destituita di
qualsiasi credibilità. Non ha alcun valore reale. Se prendiamo in esame la
situazione italiana, il principale partito di governo e il principale partito
di “opposizione” (le virgolette sono d’obbligo) sono ugualmente espressione
delle élite. Questo è il grande imbroglio allestito nella sub-colonia Italia.
In Italia esiste ancora la grande proprietà
terriera, tuttavia non costituisce una classe dominante come in Brasile, ma mutatis
mutandis il PD è pienamente espressione del blocco sociale formato da top
manager, immobiliaristi, capitalisti per procura, e dei suoi wannabe.
Il PD non ha nulla a che vedere con il Partido dos Trabalhadores (PT) fondato
da Mendes e da Lula. Il PD, partito del Jobs
act, della “buona scuola”, del sostegno alla legge Fornero sulle pensioni,
del sostegno a tutte le politiche neoliberiste e di guerra nacque esattamente
con lo scopo di marginalizzare e scoraggiare qualsiasi opzione di sinistra
d’alternativa in Italia. È un partito atlantista per collocazione inamovibile e
tanto servile nei confronti di Washinton quanto Meloni e quanto i Bolsonaro in
Brasile, che usa i diritti civili e il peloso sostegno alle proteste in atto
come strategie di marketing elettorale.
Se la vicinanza tra Meloni e Bolsonaro appare più
immediata sul piano identitario, il PD è nondimeno pienamente espressione delle
classi dominanti. se in Brasile fosse esistito qualcosa come il PD italiano –
che in realtà lì non esiste proprio perché si spiega con la degenerazione
assoluta e definitiva del campo progressista in Italia, in Europa e
nell’occidente tecno-capitalistico iniziata dopo il 1990 – Mendes e Lula se lo
sarebbero ritrovato come avversario da combattere.
[Foto: lastampa - fonte: www.linterferenza.info]

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