Fin da ragazzino la parola ebreo è stata per me sinonimo di libertà del pensiero, e di emancipazione dall’ossessione dell’identità. Poi prevalse il nazional-sionismo.
in
una strada di Norrebro, Copenaghen
di Franco Berardi
Dal momento che
la legge italiana vieta la propaganda razzista, è ovvio che vieta anche la
propaganda antisemita. Dunque perché questo decreto? La decisione di perseguire
specificamente l’antisemitismo - quando le autorità israeliane tacciano di
antisemitismo persino l’ONU - non è rivolta a punire chi agisce contro gli
ebrei in quanto ebrei, ma è rivolta a difendere uno stato genocida e perseguire
chi lo denuncia.
Il Decreto Legge
si ispira alla definizione proposta dall’International Holocaust Remembrance
Alliance secondo cui, tra l’altro, sarebbe antisemita fare paragoni tra la
politica israeliana e quella dei Nazisti.
Purtroppo è
impossibile comprendere la storia contemporanea se si ignora che l’occupazione,
l’apartheid, la pulizia etnica, il genocidio, la tortura, e soprattutto la
definizione di Israele come Stato degli ebrei sono manifestazioni di nazismo.
Il Decreto Legge che
si discute il 9 di settembre mi vieta di scrivere quello che ho scritto.
Eppure lo penso.
E lo pensano molti.
Da quando Israele
ha scatenato un genocidio contro la popolazione di Gaza, da quando i coloni
israeliani hanno intensificato un’aggressione contro gli abitanti palestinesi
della Cisgiordania, da quando cioè lo stato di Israele ha iniziato la pulizia
etnica con l’intento di realizzare la soluzione finale della questione
palestinese - in molti paesi occidentali si sono adottate misure di repressione
contro chiunque esprima protesta e solidarietà con i palestinesi. Tra coloro
che sono stati attaccati dalle autorità tedesche come antisemiti ci sono
numerosi intellettuali ebrei. Lo stesso accade negli Stati Uniti, dove un
governo dichiaratamente razzista perseguita chi protesta contro il genocidio.
L’Europa,
responsabile dello sterminio di oltre sei milioni di ebrei non ha pagato alcun
prezzo per risarcirli, ma in compenso gli ha offerto la possibilità di occupare
da padroni un territorio su cui gli Inglesi esercitavano il loro dominio
coloniale, e ha successivamente appoggiato l’aggressione contro i palestinesi
che venivano cacciati dalle loro case per far posto alle vittime degli europei.
Era del tutto
prevedibile che questo avrebbe provocato una violenta risposta da parte dei
palestinesi. Ma dopo decenni di false promesse sulla creazione di uno stato
palestinese, dopo l’arrogante rifiuto da parte di Israele di una soluzione
concordata di questo genere, dopo la detenzione di massa della popolazione palestinese
in campi di concentramento, era prevedibile che la reazione prima o poi sarebbe
stata violenta.
Il 7 ottobre
questa risposta è venuta. Quel che ne è seguito è il genocidio, già in atto in
maniera strisciante da 75 anni.
Non sappiamo in
che misura Netanyahu sia stato al corrente di quel che Hamas stava preparando,
e lo abbia lasciato accadere per scatenare poi quello che ha scatenato. Non lo
sappiamo perché Netanyahu si è opposto a un’indagine sul suo operato. Finora.
Oggi Haaretz ha pubblicato notizie che possono costringere Israele a fare i
conti con la verità
Potremo continuare a dire la verità sul genocidio, se passa il Decreto legge in discussione?
[Fonte: francoberardi.substack.com]
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