A vent'anni dalla morte di Gillo Pontecorvo e a sessant'anni dal Leone d'Oro assegnato a La battaglia di Algeri, il Museo Nazionale del Cinema inaugura ala Mole Antonelliana una mostra costruita attorno al vasto archivio personale del regista, conservato a Torino dal 2013 grazie alla donazione della famiglia.
Gillo Pontecorvo.
Una battaglia dopo l’altra, visitabile dal 16 settembre 2026 al 5 aprile 2027
negli spazi del piano di accoglienza della Mole, rappresenta il primo tentativo
sistematico di restituire al pubblico il funzionamento del laboratorio creativo
di uno dei cineasti più influenti del secondo Novecento italiano attraverso
materiali di lavoro, sceneggiature annotate, corrispondenza, fotografie,
documenti preparatori e filmati provenienti dal Fondo Pontecorvo del Museo.
La mostra, curata
da Mauro Genovese con Caterina Massignani, si sviluppa seguendo le principali
questioni storiche e politiche che attraversano la biografia del regista e la
sua filmografia: l’esperienza della Resistenza, la memoria della Shoah, i
processi di decolonizzazione, le lotte di liberazione nazionale e i conflitti
sociali del secondo dopoguerra.
Pontecorvo
appartiene infatti a quella generazione di autori europei per i quali il cinema
costituiva innanzitutto uno strumento di analisi storica e politica. La sua
produzione rimane relativamente esigua — poco più di una decina di opere
nell’arco di oltre quarant’anni — ma ha esercitato un’influenza che supera
largamente la dimensione quantitativa della filmografia.
Il percorso
espositivo dedica particolare attenzione a La
battaglia di Algeri (1966), probabilmente il titolo che più di ogni altro
ha contribuito a ridefinire il rapporto tra cinema politico e rappresentazione
storica. Realizzato con il sostegno del governo algerino pochi anni dopo
l’indipendenza e scritto insieme a Franco Solinas, il film adottava tecniche
visive vicine al reportage televisivo e al documentario per ricostruire la
guerriglia urbana nella Casbah durante la guerra d’Algeria.
L’impatto
internazionale dell’opera è stato tale da oltrepassare il terreno strettamente
cinematografico. Nel corso dei decenni il film è stato studiato tanto dai
movimenti di liberazione nazionale quanto dagli apparati militari occidentali;
nel 2003 il Dipartimento della Difesa statunitense organizzò una proiezione
interna durante la guerra in Iraq, considerandolo uno strumento utile per
comprendere le dinamiche della controinsurrezione e della guerra urbana
contemporanea.
Accanto al film
premiato a Venezia nel 1966 trovano spazio anche gli altri snodi della carriera
del regista: Giovanna (1955), Kapò (1960), uno dei primi film europei
a confrontarsi direttamente con la deportazione nei campi di concentramento, e Queimada (1969), riflessione sul
colonialismo e sui meccanismi economici dell’imperialismo costruita attorno
alla figura ambigua dell’agente britannico interpretato da Marlon Brando.
Una sezione è
dedicata inoltre a Il sole sorge ancora
di Aldo Vergano, film della Resistenza del 1946 nel quale Pontecorvo comparve
come attore prima di intraprendere definitivamente la strada della regia.
L’esposizione
ricostruisce anche la rete di collaborazioni che accompagnò il lavoro del
regista. Centrale fu il rapporto con Franco Solinas, tra gli sceneggiatori
politicamente più influenti del cinema europeo del dopoguerra, e quello con
Ennio Morricone, autore di partiture che contribuirono in maniera decisiva alla
costruzione della tensione narrativa di opere come La battaglia di Algeri e
Queimada. Ugualmente significativa fu la collaborazione con Yacef Saadi, ex
dirigente del Fronte di Liberazione Nazionale algerino che partecipò alla
produzione del film del 1966 interpretando inoltre il proprio ruolo storico
sullo schermo.
La mostra dedica
spazio anche agli anni della direzione della Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica di Venezia, incarico ricoperto da Pontecorvo tra il 1992 e il
1996, e successivamente alla presidenza di Cinecittà, a testimonianza di
un’attività che si estese ben oltre la sola pratica registica.
Tra gli elementi
più significativi dell’esposizione figura il prestito del Leone d’Oro originale
assegnato nel 1966 a La battaglia di
Algeri, presentato per la prima volta al pubblico insieme ai materiali
preparatori del film.
Il progetto sarà
accompagnato da una rassegna cinematografica al Cinema Massimo, da attività
didattiche e da un programma di cinelezioni rivolte alle scuole, in continuità
con una delle convinzioni che hanno attraversato l’intero percorso di
Pontecorvo: l’idea che il cinema possa rappresentare non soltanto una forma
artistica, ma anche uno strumento di educazione storica e di cittadinanza
critica.
[Fonte: www.indie-eye.it]

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