di Matteo Galli
Niente spoiler, non preoccupatevi: ma l’ultima scena de L’isola dei ricordi di Fatih Akin è fra le più toccanti fra quelle viste di recente: la macchina da presa inquadra in primo piano per quindici secondi Hark Bohm, poi stacca e lo inquadra da dietro mentre lui guarda la luce pazzesca del Mare del Nord, e lentamente, sempre la macchina da presa, si allontana.
I meno giovani fra i lettori forse sapranno chi è, chi era Hark Bohm (1939-2025), interprete fra i preferiti di Rainer Werner Fassbinder, con il quale – se non vado errato – ha girato ben undici film, rivestendo sempre ruoli minori, ma non per questo meno importanti. Nessuno o quasi, credo, sa che Bohm è stato anche regista girando almeno due film che in Germania godono dello statuto di film “classici” seppur controversi ovvero Nordsee ist Mordsee (1976) e Yasemin (1988), opere entrambe ambientate nella Germania del Nord, segnatamente ad Amburgo dove Bohm era nato, salvo poi trasferirsi già da ragazzo nell’isoletta del Mare del Nord chiamata appunto Amrum (20 chilometri quadrati). E Amrum è appunto anche il titolo tedesco del presente film tratto da un libro autobiografico scritto dallo stesso Bohm nel 2024. In origine, doveva essere lo stesso autore a dirigerla, dopo aver redatto insieme a Fatih Akin (suo storico amico) la sceneggiatura. Purtroppo però il regista/attore/scrittore si è ammalato, e ha a malapena fatto in tempo ad assistere alla première tedesca il 9 ottobre del 2025 per poi andarsene cinque settimane dopo. Talché la scena descritta all’inizio assume proprio il sapore di uno straziante commiato.
Anche Fatih Akin (1973) è amburghese e, come molti sanno, è da considerarsi il principale regista turco-tedesco (i genitori erano originari della Turchia e sono emigrati in Germania Occidentale negli anni ’60). La sua consacrazione, è noto, avvenne con il suo quarto film, con La sposa turca (2004), l’ultimo film – anche – in lingua tedesca ad aver vinto l’Orso d’Oro a Berlino – e da allora, pur con alterno successo, Akin è divenuto uno dei (pochi) registi di lingua tedesca a godere in Italia di una regolare distribuzione, (l’altro è Christian Petzold, di cui, curiosamente, proprio in questi stessi giorni è uscito nelle sale Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura). Partendo dal sensato presupposto che nessuno, in Italia, conosca l’isoletta, BIM, il distributore italiano ha deciso di ribattezzare il titolo del film L’isola dei ricordi.
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| Jasper Billerbeck |
Tutta la vicenda è, come detto, ambientata ad Amrum, dove i pochi non emigrati o scappati, i pochi rimasti si dedicano all’agricoltura e alla pesca, personaggi a loro modo bizzarri, che parlano rigorosamente in basso tedesco e da cui Nanning, curioso e timoroso, impara tante cose: scuoiare un coniglio, cacciare una foca, raccogliere le patate, affumicare le sogliole, oltre, comunque, a sapersi muovere con saggezza nella marea e sul watt, la fanghiglia che resta quando il mare si ritira. Ne risulta un’interessante varietà di personaggi, in alcuni casi interpretati da attori di fama – da Diane Kruger (che aveva già lavorato con Akin in Oltre la notte) al celebre attore e regista tedesco Detlev Buck – tutti circondati da un paesaggio stupendo fotografato in modo eccellente da Karl Walter Lindenlaub, a cui urge rivolgere un complimento speciale. E poi arrivano anche i profughi, ciò che introduce un tema sempre latente nel film ovvero quello di chi ha diritto di considerarsi davvero uno/una del luogo – del resto lo stesso Nanning (come Bohm) viene della terraferma e a scuola lo bullizzano. Campanilismo, nazionalismo, sovranismo, nazismo – la trafila è, come sappiamo, un po’ sempre quella.
Possiamo parlare di un Coming of age, come si fa in questi casi? Non saprei. È chiaro che Nanning vede e impara molte cose, non solo della vita locale ma di ciò che sta avvenendo a livello macrostorico (a un certo punto le tessere annonarie naziste non servono più a nulla e i bottegai vogliono solo sterline e dollari e la mamma è costretta a rubare una salsiccia), Nanning vede, come si diceva, l’arrivo di profughi, viene a sapere che una donna è sparita perché si chiamava Ruth, ma se dovessi dire che il ragazzino è davvero cresciuto al termine del film, avrei qualche difficoltà. Cionondimeno il film è molto bello, molto poetico, seppur qua e là non privo di ripetizioni.
L’isola dei ricordi (Amrum)
Regia: Fatih Akin; sceneggiatura: Fatih Akin, Hark Bohm; fotografia: Karl Walter Lindenlaub; montaggio: Andrew Bird; interpreti: Jasper Billerbeck (Nanning), Laura Tonke (Hille), Lisa Hagemeister (la zia Ena), Diane Kruger (Tessa), Detlev Buck (il pescatore), Matthias Schweighöfer (lo zio Theo), Hark Bohm (il vecchio sulla spiaggia); produzione: Bombero International, Warner Bros. Film Productions Germany, Warner Media; origine: Germania, 2025; durata: 93 minuti; distribuzione: BIM distribuzione.
[Fonte: www.close-up.info]



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