di Stefano Zecchinelli
La Resistenza iraniana ha destabilizzato i piani del
fascista sociopatico Donald Trump e dei sionisti-revisionisti israeliani:
Teheran è una potenza militare, capace di vincere una “guerra
convenzionale” contro l’imperialismo “americano-sionista”. Il fascista
Trump accetterà una opzione diplomatica, oppure seguirà le orme di Hitler? Un’
aggressione di terra all’Iran sarebbe, utilizzando il metodo comparatistico,
una sorta di nuova Operazione Barbarossa: i marines verranno sconfitti in tempi
ben più rapidi del III Reich.
Le recenti documentazioni messe al vaglio dagli analisti militari
sembrerebbero dimostrare come gli Stati Uniti, nascondendosi dietro la retorica
delle trattative, stiano preparando un attacco terrestre (mixando elementi
di “guerra convenzionale” con la “guerra irregolare”) alla Repubblica Islamica dell’Iran. Qualora queste
ipotesi dovessero dimostrarsi fondate, Washington andrebbe incontro alla
catastrofe militare:
- Il Pentagono, già scettico verso un
attacco militare all’Iran, non dispone di sufficienti unità di marines per
controllare un territorio difficile come quello corrispondente alla Persia
imperiale. Teheran, la quale ha trasformato la “guerra partigiana” nella propria dottrina di Stato, avrebbe
la meglio su soldati demotivati ideologicamente e privi d’addestramento
nel combattimento ravvicinato.
- Il Generale Charles De Gaulle, esaminando
la Rivoluzione algerina (1962), dimostrò come un esercito di
professionisti deideologizzati non potesse avere la meglio nei confronti
di un popolo intero in armi. Com’è ampiamente documentato, all’interno
dell’esercito USA crescono le proteste sotto lo slogan “non vogliamo morire per Israele”.
Lo scorso mese, Lavrov ha esaminato pubblicamente le sfide
dell’amministrazione Trump 2.0: “[Gli Stati Uniti] sono pronti a difendere il proprio benessere con
qualunque cosa serva – colpi di stato, rapimenti o persino l’uccisione di
leader dei paesi che possiedono risorse naturali di interesse per gli Stati
Uniti. I nostri colleghi statunitensi non nascondono il fatto che il petrolio
sia ciò che cercano in Venezuela e in Iran.” 1 In questa circostanza, emergono con certezza tre
tendenze contrapposte al nazionalismo economico di cui Trump doveva essere un
interprete:
- L’imperialismo israeliano, attraverso le
lobby sioniste (“la
configurazione del potere sionista”, per dirla con James Petras), controlla la
politica estera nord-americana ribaltando le parole di Khomeini: adesso è
Tel Aviv il “Grande Satana”, mentre Washington è un piccolo Belzebù.
- L’Iran, consolidando il controllo dello
Stretto di Hormuz ed alleandosi strategicamente con la Repubblica Popolare
Cinese, sta dimostrando di essere una potenza economica globale. Teheran
è la porta d’ingresso verso l’Eurasia.
- Nell’epoca del “realismo offensivista”, la violenza è l’unico strumento che le
borghesie imperialiste israeliana e statunitense conoscono per risolvere
le controversie. L’uccisione di bambini oppure il rapimento e l’assassinio
mirato di leader politicamente avversari relegano la diplomazia nel campo
della “guerra
convenzionale”, là dove maturò
nell’’800 e ‘900 il diritto militare in quanto branca del diritto pubblico
internazionale. Israele è l’unico Stato (in realtà dovremmo parlare di una
entità illegittima) a non contemplare né diplomazia e né politica estera,
sistematizzando il concetto di “guerra irregolare” in seno all’imperialismo tedesco degli
anni ’30: i sionisti-revisionisti, alleati strategici della Germania hitleriana,
contemplarono il genocidio in quanto opzione politica.
Il Ministro Lavrov ha concluso che il Trump 2.0 ci sta “riportando in un mondo
dove nulla esisteva – niente diritto internazionale, nessun sistema di
Versailles, nessun sistema di Yalta – niente. Un mondo dove la forza fa la
ragione.” In un mondo del genere, “i deboli vengono picchiati. Questo riassume
tutto. Dobbiamo essere forti. E la Russia è un paese molto
forte.” (Ibidem) La Russia, oltre ad essere molto forte, è soprattutto un argine
geopolitico (insieme alla Cina) all’imperialismo occidentale, un aspetto della
geopolitica globale che terrorizza i neoconservatori ed i barbari estremisti di
destra israeliani. Israele, uno “stato del male”.
La lobby sionista controlla la politica estera degli
Stati?
L’IDF, minacciando l’”eliminazione” dei leader russi che “augurano il male a
Israele”, attraverso
lo sproloquio fascista della portavoce militare Anna Ukolova, ha svelato la
natura terroristica dell’entità sionista: Israele, emulando i crimini
della Gestapo, pensa di avere un
mandato divino decidendo la sorte dei propri avversari politici. La testata
online The Grayzone,
riprendendo i contributi del media russo Mash e di Al Jazeera, ci rivela la proiezione unilaterale del “capitalismo della
sorveglianza”, leggiamo:
“Il 12 marzo, il media russo Mash ha rivelato che il software
israeliano BriefCam «è stato utilizzato in Russia da fornitori privati a
partire dagli anni 2010». Fondato presso l’Università Ebraica di Israele nel
2007, BriefCam utilizza l’intelligenza artificiale per consentire agli utenti
di «esaminare ore di video in pochi minuti» e «rendere [i propri] video
ricercabili, utilizzabili e quantificabili».
Nel 2024, BriefCam è stata acquisita da una filiale
olandese del Gruppo Canon denominata Milestone Systems, che si
impegna pubblicamente a «amplificare ciò che le organizzazioni di
qualsiasi dimensione possono vedere, fare e realizzare con i video».
«La nostra tecnologia brevettata VIDEO SYNOPSIS®
condensa ore di sorveglianza in un breve riassunto sovrapponendo più eventi –
ciascuno contrassegnato dal proprio timestamp originale – su un singolo
fotogramma, consentendo di filtrarli per tipo di oggetto e attributi», si
vanta la pagina BriefCam dell’azienda. Un’analisi di Al Jazeera ha rivelato
che tali attributi includono «sesso, fascia d’età, abbigliamento, schemi di
movimento e tempo trascorso in una determinata località».” 2
Le nuove tecnologie informatiche, monopolizzate da CIA e Mossad, consentono attraverso l’utilizzo di un software informatico di
monitorare la vita di una persona (preferenze sessuali, alimentari, vestiario,
ecc..) compendiando in un video i dati utili agli apparati d’intelligence.
L’Europa, la quale ha ceduto all’entità sionista la propria sicurezza interna,
è un laboratorio del Mossad, gli assassini più rispettati nel nostro miserabile occidente. Domanda:
qual è il prossimo obiettivo militare dell’imperialismo israeliano? Turchia,
Russia oppure la Cina? Israele, come disse lo storico Norman G. Finkelstein, è
uno “stato pazzo”.
L’Iran è una società antichissima e coltissima, che gli europei “semi-colti” conoscono a malapena attraverso lo studio delle
guerre greco-persiane o della battaglia delle Termopili. Contrariamente a
quanto riferiscono i media di regime, la Repubblica islamica-sciita non è
affatto una teocrazia: il giornalista Thierry Meyssan ha recentemente ricordato
la sua esperienza di consulente per conto dell’ex presidente Ahmadinejad, in un
periodo in cui furono i “progressisti” statunitensi a deriderlo per la sua
omosessualità e non lo statista iraniano sempre cortese e rispettoso delle
diversità 3. Il presidente Trump,
accodandosi ad un criminale come Netanyahu, ha confermato ciò che su “L’Interferenza” avevamo disaminato da tempo: il
movimento MAGA è
un “movimento reazionario di massa” essendo il cosiddetto “americano medio”
profondamente incolto e razzista.
Il 17 marzo Joe Kent, personaggio discutibile per la sua adesione
all’eccezionalismo USA, ha pubblicato su X questo messaggio: “Dopo attenta
riflessione, ho deciso di dimettermi dalla carica di direttore del Centro
Nazionale Antiterrorismo a partire da oggi. In tutta coscienza, non posso
sostenere la guerra contro l’Iran. L’Iran non rappresenta una minaccia
imminente per la nostra nazione. Ed è chiaro che abbiamo scatenato questa
guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana.
È un onore servire sotto @POTUS e @DNIGabard e guidare i professionisti di
NCTC. Dio benedica l’America” 4. Per quanto guerrafondaio e fascistoide, Kent ha
dovuto ammettere che la lobby israeliana controlla gli Stati Uniti,
valorizzando la tesi di James Petras: gli Stati Uniti sono i servi di Israele.
L’Operazione “Furia di Epstein” è stata pianificata dal Mossad, monopolizzata da Netanyahu e gestita politicamente
da Trump, una sorta di omino di paglia sodomizzato da Israele.
In conclusione, l’Iran ha chiesto al mondo occidentale d’essere
riconosciuto non in quanto erede della Persia imperiale, ma della Rivoluzione
khomeinista del 1978-’79. Una rivoluzione complessa organizzata dal “socialista islamico” Ali Shariati e riconosciuta da Jean Paul
Sartre, ma lontana dalla capacità di comprensione del mondo accademico
statunitense. Gli Stati Uniti, un regime ideocratico, dovrebbero decolonizzarsi
dal proprio sionismo interno invece di contemplare la distruzione d’una
porzione del pianeta.
Affrontando la “coalizione di Epstein”, Teheran ha unificato la Umma musulmana, i popoli
della Jihad che spezzano le
catene del colonialismo anglosassone, rilanciando la dottrina della Rivoluzione degli Oppressi.
[Fonte: www.linterferenza.info]

Sem comentários:
Enviar um comentário