sexta-feira, 9 de outubro de 2026

«Naza». Quando il genocidio diventa sistema

 

Di Fabrizio Marchi  

Ho visto ieri sera il film “Naza”. In realtà si tratta di un documentario dove parlano, naturalmente in incognito e senza mostrare il volto, alcuni dei protagonisti del genocidio in corso da anni a Gaza. Sono per lo più tecnici specializzati (soprattutto informatici) e anche alcuni membri delle unità di elite dell’esercito israeliano che hanno deciso, non so per quale ragione – soltanto uno per un autentico pentimento, tutti gli altri forse per un non ancora consapevole bisogno inconscio di portare alla luce l’immane massacro di cui anch’essi sono stati protagonisti e di cui sono responsabili per la loro parte – di rispondere alle domande che venivano loro poste. 

Ciò che emerge è ciò che quelli come noi, più informati sui fatti e soprattutto sulla natura dello stato israeliano, sapevano già, ma un film è potenzialmente destinato ad un pubblico enormemente più vasto e meno informato sulla carneficina tuttora in corso e destinata a non finire se non con l’annientamento dei palestinesi di Gaza (e poi della Cisgiordania). 

Sono diversi gli aspetti che vengono alla luce. 

Il primo. Non c’è dubbio che quanto sta accadendo a Gaza è ciò che, storicamente parlando, si avvicina di più a quanto ideato e poi messo in pratica dai nazisti durante la seconda guerra mondiale sia nei confronti degli ebrei che delle popolazioni slave e russe. 

Il secondo. Il documentario mostra e dimostra la vera finalità di ciò che sta accadendo che non è la distruzione di Hamas e delle altre organizzazioni della resistenza palestinese ma il vero e proprio annientamento del popolo palestinese. La soluzione finale. Né più e né meno di quello che i nazisti posero in essere a suo tempo nei confronti degli ebrei. 

Per eliminare un qualsiasi militante di Hamas, anche dei ranghi più bassi, si eliminano decine o anche centinaia di civili sparando un missile contro un intero palazzo o bombardando un intero quartiere. I militanti di Hamas sono decine di migliaia quindi è facile immaginare le proporzioni. E’ quindi evidente il rovesciamento del paradigma. L’eliminazione di un singolo militante è l’alibi per eliminare centinaia di civili. 

Gli intervistati lo hanno confermato con estrema chiarezza e con una glacialità che è molto difficile decodificare dal punto di vista psicologico. Stanno per crollare? Sono sull’orlo di una crisi di nervi? Sono già morti dentro? Oppure sono semplicemente dei mostri (la famosa “banalità del male”…)? Difficile da stabilire. Quello che hanno spiegato è che per loro era del tutto normale premere un pulsante e massacrare centinaia di civili e subito dopo andare in discoteca o al pub, come se nulla fosse. “Quello che facciamo è ciò che vuole la società israeliana” – hanno raccontato – noi dobbiamo abbandonarci completamente al “sistema” che si fonda, appunto, sull’eliminazione scientifica del nemico (cioè il popolo palestinese), senza preoccuparci di niente e senza pensare a null’altro che ad eseguire gli ordini”. 

Il racconto degli intervistati diventa agghiacciante quando a parlare sono i cecchini, quelli che sparano sulle persone, bambini, donne, uomini, anziani, che vanno ad ammassarsi per cercare di procurarsi del cibo e dell’acqua nei punti di distribuzione, di fatto anche questi delle trappole finalizzate all’eliminazione sistematica della popolazione civile. “Loro correvano e noi gli sparavamo da lunga distanza”, hanno spiegato con una disinvoltura e una calma che definire sconcertante è un eufemismo, descrivendo anche come cade una persona colpita da un proiettile alle spalle o davanti. “In questo modo anche in un’ora ne ammazzavamo qualche decina”, hanno raccontato. Uno fra loro ha anche descritto con una certa dovizia di particolari come in realtà tutto ciò fosse un divertimento (ha detto proprio così…) che si trasforma in una sorta di esaltazione e a sua volta in un sentimento di onnipotenza, dato dal disporre della vita degli altri a proprio piacimento.   

Mi fermo, il racconto degli orrori che diventano “sistema” è ovviamente ancora più lungo. Vi rimando al film. Andatelo a vedere. 

Ultimissima considerazione. L’orrore di Gaza – come reso evidente dal documentario – non è il risultato dell’azione di un pugno di fanatici sionisti e integralisti religiosi di ultradestra rimossi i quali il problema è risolto, ma la logica e inevitabile conseguenza di un vero e proprio “sistema”, cioè di uno stato (definire stato un’entità politico-militare che non ha confini definiti e che li ridefinisce costantemente con l’aggressione sistematica ad altri stati e con la pulizia etnica e il genocidio delle popolazioni limitrofe, è un eufemismo) scientemente nato e strutturato per fare ciò che sta facendo e sostenuto da una “società civile” che con rarissime e pur encomiabili eccezioni è sostanzialmente complice del genocidio in atto. 

Anche in questo caso – se non vogliamo essere ipocriti e intellettualmente e moralmente disonesti – il parallelismo con la Germania nazista è reso evidente dai fatti. 

 

[Foto da Instagram - fonte: www.linterferenza.info]

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