sexta-feira, 13 de março de 2026

Come la maggioranza silenziosa di Israele sta lasciando che i palestinesi della Cisgiordania vengano cacciati via

 

Il funerale delle vittime di Abu Falah

di Amira Haas

Haaretz

“Abitanti di Beita, vi consigliamo di iniziare a fare i bagagli”, commentava lunedì l’amministratore del gruppo WhatsApp in lingua ebraica “News of the Hills” [in riferimento a Hilltop Youth, i giovani delle colline, giovani coloni estremisti haredi che hanno stabilito avamposti senza base legale israeliana e operano gravi violenze contro i palestinesi. Ndt.], dopo aver spiegato che “Beita è solo un esempio di ciò che accade quando gli ebrei decidono… di comportarsi come i proprietari terrieri”. Come al solito, ha invocato Dio, concludendo il suo sermone con “C’è una sola soluzione: il trasferimento. Accadrà presto, se Dio vuole”.

L’amministratore ha poi postato il seguente consiglio meno di un giorno dopo che gli ebrei israeliani avevano preso d’assalto il villaggio di Khirbet Abu Falah e ucciso a colpi d’arma da fuoco due dei suoi residenti: “A tutti i piccoli terroristi di Abu Falah… la migliore raccomandazione che riceverete è semplicemente quella di fuggire. Trasferitevi in ​​Turchia, Dubai o in Francia… Non avete futuro qui. Le colline vi sconfiggeranno”. In quasi tutti i casi noti gli aggressori ebrei ribadiscono alle vittime palestinesi la raccomandazione di fuggire in un altro Paese.

E così, in pieno giorno, sotto le telecamere di sorveglianza delle Forze di Difesa Israeliane e del servizio di sicurezza Shin Bet e nei video degli aggrediti trasmessi in diretta streaming, le squadre terroristiche ebraiche continuano instancabilmente a sparare contro i palestinesi, a distruggere boschi e condutture dell’acqua, a violare i campi e a picchiare e tormentare donne e anziani, giovani e persino bestiame, a picchiare quasi a morte gli attivisti che praticano presenza protettiva e poi a vantarsi apertamente che l’obiettivo è espellere i palestinesi dalla loro patria.

C’è una spiegazione logica del perché possano continuare a scatenarsi e a vantarsi della loro furia.

La ragione è duplice. Il primo punto è che la loro “soluzione” di espulsione si sposa a meraviglia con i piani ufficiali oggi non più celati e con le linee politiche segrete attuate in passato. Inoltre la loro visione da incubo risponde alle speranze, ai desideri e ai lunghi anni di lavaggio etnocentrico del cervello di troppi ebrei israeliani.

Il secondo punto è che alla maggior parte dei membri della società ebraica israeliana non importerebbe se i palestinesi scomparissero completamente da questa terra, e non solo dietro recinzioni di filo spinato, muri di separazione, la Route 6 e i ristoranti di Wadi Ara.

Il primo punto afferma che dietro ogni adolescente trasandato o cowboy, con tzitzit [le frangie attaccate ai quattro angoli della camicia bianca tallit gadol, ndt.] e pistola, c’è una lunga fila di avvocati e pianificatori ben vestiti, laureati nelle migliori università, ministri e impiegati del Fondo Nazionale Ebraico, comandanti militari e dirigenti e ispettori dell’Amministrazione Civile.

Quelli che per anni hanno fatto finta che la “sicurezza” fosse l’unica ragione per dichiarare zone di tiro e divieti di coltivazione della terra. Quelli che, per mano delle forze dell’ordine, hanno ordinato la distruzione delle cisterne d’acqua e proibito alle comunità palestinesi di allacciarsi all’acqua e all’elettricità. Quelli che hanno redatto e stanno redigendo leggi e ordinanze che stabiliscono, in un linguaggio militaresco o in un magniloquente gergo legale, che i terreni pubblici saranno assegnati solo agli ebrei.

Sono loro che hanno progettato e autorizzato muri di separazione e autostrade per divorare quanti più terreni agricoli e futuri lotti edificabili palestinesi possibile – su entrambi i lati della Linea Verde, nel Negev e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. Il sacro terrorismo ebraico, che raggiunge ogni giorno nuove vette, non fa che accelerare notevolmente la violenza burocratica e l’espropriazione che lo Stato persegue da decenni.

Le colline hanno già vinto, anche se la soluzione finale che stanno profilando non si materializza. Stanno vincendo in virtù del fatto che solo la violenza che provoca feriti gravi o morte varca la soglia della cronaca. Stanno vincendo semplicemente perché l’opposizione sionista non ha inviato le sue migliaia di sostenitori con esperienza di combattimento a proteggere le comunità palestinesi. Le colline stanno vincendo perché i partiti di opposizione non arabi chiariscono con il loro silenzio che ciò che stanno facendo i pogromisti non li disturba. Le colline stanno vincendo perché le comunità ebraiche all’estero continuano a sostenere Israele, il che incoraggia il terrorismo ebraico a conquistare più territorio, così da poter accogliere più immigrati in cerca di una casa per le vacanze invernali.


[Traduzione dall’inglese di Luciana Galliano - riprodotto su zeitun.info] 

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