domingo, 21 de junho de 2026

Smotrich annuncia il trasferimento dei poteri di pianificazione urbanistica nel contesto di una offensiva verso l’annessione

Il ministro israeliano delle Finanze Bezalel Smotrich ha annunciato il trasferimento di competenze fondamentali in materia di pianificazione e costruzione a Hebron (Al-Khalil [nome della città in arabo, ndt.]) dalle autorità municipali palestinesi al controllo israeliano, uniniziativa che potrebbe modificare in modo significativo le disposizioni di carattere amministrativo stabilite in base allaccordo del 1997 su Hebron.

La chiusura della parte H2 di Hebron
Redazione di Palestine Chronicle

Palestine Chronicle

Sviluppi principali

  • Martedì il ministro israeliano delle Finanze Bezalel Smotrich ha annunciato il trasferimento delle competenze in materia di pianificazione urbanistica ed edificazione dal Comune di Hebron alle autorità israeliane.

  • L’Autorità Palestinese ha definito la decisione come una violazione degli accordi firmati e delle leggi internazionali.

  • In seguito il ministero degli Esteri israeliano ha contestato le affermazioni secondo cui l’intero accordo su Hebron del 1997 sia stato abrogato.

Smotrich ha annunciato il trasferimento delle competenze

Martedì il ministro israeliano delle Finanze Bezalel Smotrich ha annunciato che le competenze in materia di pianificazione e costruzione in precedenza esercitate dal Comune di Hebron in parti della città saranno trasferite alle autorità israeliane.

Parlando durante l’inaugurazione della colonia di Doron, sulle colline di Hebron, Smotrich ha descritto l’iniziativa come una “correzione storica” e parte dei tentativi di rafforzare quella che ha definito la sovranità israeliana nella Cisgiordania occupata.

Secondo la rete televisiva israeliana Channel 12 Smotrich ha affermato che sono state completate le procedure per eliminare le competenze in materia di pianificazione civile ed edificazione concesse al Comune di Hebron in base alle misure stabilite in seguito all’accordo per Hebron del 1997.

L’iniziativa modificherebbe l’autorità relativa alla pianificazione in zone che includono luoghi molto importati di Hebron, tra cui la moschea di Ibrahim [Tomba dei Patriarchi per gli ebrei, luogo in cui pregano in momenti diversi sia musulmani che ebrei, ndt.].

Funzionari palestinesi condannano la decisione

L’Autorità Palestinese ha denunciato la misura come un attacco diretto allo status politico e giuridico di Hebron.

Secondo la WAFA [agenzia di stampa dell’Autorità Palestinese, ndt.] funzionari palestinesi hanno affermato che la decisione viola gli accordi firmati, la legittimità e le leggi internazionali, che vietano a una potenza occupante di modificare unilateralmente lo status di un territorio occupato.

Da parte sua Hamas ha avvertito che le misure rappresentano un’escalation politica e sul campo intesa a consolidare il controllo israeliano su Hebron e sulla Cisgiordania occupata.

In una dichiarazione il movimento della resistenza palestinese ha affermato che il trasferimento dei poteri di pianificazione dall’amministrazione comunale di Hebron fa parte di un progetto più complessivo di colonizzazione e annessione inteso ad imporre la sovranità israeliana, espandere le colonie e accelerare le politiche di espulsione.

Hamas ha segnalato anche le azioni di Israele a sud di Hebron, tra cui la creazione di avamposti coloniali e l’esproprio di terra palestinese come prova dei tentativi di alterare la situazione sul terreno.

Il movimento ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire e fermare quelle che ha descritto come politiche che minacciano di destabilizzare ulteriormente la Cisgiordania occupata.

Il sindaco di Hebron mette in guardia da una “grave violazione”

Il sindaco di Hebron Yusuf al-Jabari ha affermato che l’iniziativa fa parte di un più complessivo tentativo israeliano di minare gli accordi esistenti che governano la città.

Parlando con l’agenzia di stampa [turca] Anadolu al-Jabari ha sottolineato che il Protocollo di Hebron e i relativi accordi vennero raggiunti in base al sostegno internazionale e rimangono il quadro che regola le misure amministrative, di sicurezza e relative ai servizi in città.

Ha avvertito che ogni modifica unilaterale di questi accordi costituisce una “grave violazione” con conseguenze potenzialmente di ampia portata.

Al-Jabari ha anche sottolineato che l’amministrazione comunale di Hebron non può essere ignorata e ha insistito che le competenze comunali non devono essere modificate in nessuna parte della città, comprese l’area H2” [sotto controllo civile palestinese e militare israeliano, ndt.], la Città Vecchia e la zona della moschea di Ibrahim.

Il governo israeliano smentisce le affermazioni riguardo alla cancellazione degli accordi

Facendo seguito all’annuncio di Smotrich il ministero degli Esteri israeliano ha affermato che l’accordo su Hebron del 1997 in sé non è stato cancellato.

Secondo il Jerusalem Post [giornale israeliano in lingua inglese, ndt.] il ministero ha affermato che l’unica modifica riguarda la competenza riguardante la pianificazione e la costruzione relativa ai luoghi storici ebraici e alla comunità di coloni israeliani a Hebron.

Il ministero evidenzia che i poteri di pianificazione che riguardano il complesso della moschea di Ibrahim erano già stati trasferiti mesi fa dopo polemiche che hanno coinvolto l’amministrazione comunale di Hebron e il Waqf [ente benefico incaricato della gestione dei luoghi santi, ndt.] islamico.

Funzionari israeliani hanno sostenuto che le modifiche riguardano un ambito ridotto, mentre Smotrich le ha definite come parte di un tentativo più complessivo di estendere l’autorità israeliana nella Cisgiordania occupata.

Aumentano le preoccupazioni di un’annessione

L’ultima mossa giunge nel contesto di una serie di misure israeliane intese a ridefinire il contesto giuridico e amministrativo nella Cisgiordania occupata.

Funzionari palestinesi e sostenitori dei diritti umani affermano che tali passi fanno progredire l’annessione di fatto trasferendo progressivamente poteri dalle istituzioni palestinesi alle autorità israeliane.

La questione ha attirato ulteriore attenzione nei confronti dello status unico di Hebron in base al contesto degli accordi di Oslo, che hanno diviso la città tra settori amministrati dai palestinesi e altri controllati da Israele conservando certi poteri dell’amministrazione comunale in entrambe le zone.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi) 

[Foto: QNN - fonte: www.zeitun.info]

sábado, 20 de junho de 2026

L’opinion publique est‑elle favorable à la régularisation des personnes sans papiers ?

Dans un contexte de forte polarisation du débat politique sur les migrations, la question de la régularisation des personnes sans papiers suscite de vifs débats à travers l’Europe. Une nouvelle étude de l’Université de Liège montre à partir du cas belge qu’il existe un soutien dans l’opinion publique pour leur régularisation sous certaines conditions.

Les immigrés, en Belgique comme ailleurs, travaillent souvent — y compris parfois quand ils n’ont pas de papiers en règle — dans des secteurs en tension comme l’aide aux personnes âgées.

Écrit par Jean-Michel Lafleur

Associate director, Centre for Ethnic and Migration Studies / Coordinator of IMISCOE, Université de Liège

et Abdeslam Marfouk

Expert en migrations internationales, Université de Liège

 

En avril 2026, l’Espagne a lancé un nouveau programme de régularisation des sans-papiers dont on estime qu’il bénéficiera à plus de 500 000 personnes. À la fin de l’année 2025, c’est l’Allemagne qui clôturait une campagne de régularisation lancée en 2023 et à laquelle ont candidaté plus de 80 000 personnes. Ces exemples récents – auxquels on pourrait ajouter les campagnes de régularisation italienne et portugaise durant la pandémie de Covid-19 – nous indiquent que ce type de campagne n’est en rien exceptionnel. Comme le soutient la recherche, ces campagnes constituent en réalité un dispositif à part entière des politiques migratoires européennes et permettent de répondre aux situations d’irrégularité causées à la fois par la demande de main d’œuvre des employeurs, par les aspirations des migrants à rejoindre l’Europe et par le nombre limité de voies légales pour le faire.

Bien qu’elles soient fréquentes, ces campagnes n’en suscitent pas moins de vives réactions dans le monde politique où la question des migrations – et, en particulier celle de la migration irrégulière – fait l’objet de débats hautement polarisés. C’est particulièrement le cas en Belgique ; mais aussi en France où Bruno Retailleau – candidat Les Républicains à la prochaine élection présidentielle — proposait récemment de mettre l’Espagne « au ban de l’Europe », du fait que sa récente campagne de régularisation serait contraire à ce que les Européens veulent.

Parmi les opposants à la régularisation, on entend souvent que ce type de politique encouragerait de nouveaux migrants à rejoindre l’Europe et à y séjourner de façon irrégulière, et que la régularisation ne bénéficie pas du soutien de l’opinion publique. Lors d’une précédente recherche conduite auprès de la population algérienne, nous avons déjà pu démontrer que « l’appel d’air » que causerait ce type de campagne de régularisation n’existe pas. En revanche, la question de l’existence ou non d’un soutien de l’opinion publique aux régularisations n’a reçu que peu d’attention des chercheurs jusqu’ici.

Opinion publique et migration

Il existe aujourd’hui de très nombreuses recherches scientifiques sur les facteurs qui façonnent l’opinion sur l’immigration en général. Elles nous informent que les caractéristiques individuelles (âge, genre, éducation, ethnicité…), mais aussi l’exposition aux médias et les contacts interpersonnels avec des personnes immigrées influent sur l’opinion à l’égard de l’immigration.

Par ailleurs, comme en attestent des sondages d’opinion, comme l’Eurobaromètre, l’opinion publique est généralement mal informée sur l’immigration.

S’agit-il dès lors uniquement de mieux informer l’opinion publique pour accroître le soutien aux campagnes de régularisation ? Bien que les études existantes ne permettent pas de conclure définitivement que les informations rectificatives augmentent le soutien à l’immigration, elles indiquent en revanche que la présentation d’informations factuelles sous forme de récits et de témoignages peut s’avérer plus convaincante que la simple présentation de statistiques.

De même, les travaux sur le rôle du cadrage dans l’analyse des discours ont montré que l’appel aux émotions est une stratégie de communication persuasive dans le domaine des migrations. De l’ensemble de ces travaux, nous pouvons donc conclure que le contenu et la forme du message sont susceptibles d’influer sur l’opinion des individus quant à la régularisation des personnes sans papiers.


Retrouvez notre vidéo basée sur cet article

Une nouvelle enquête à grande échelle auprès de la population belge

Dans une publication scientifique récente, nous présentons les résultats d’une expérimentation intégrée à une enquête conduite en ligne auprès d’un panel de 2 121 personnes représentatif de la population adulte résidant en Belgique.

Depuis la dernière campagne de régularisation organisée en 2009, le débat politique belge sur l’immigration s’est sensiblement polarisé. Le contexte semble donc peu propice à la mise en œuvre d’une nouvelle campagne de régularisation en dépit de la présence d’environ 112 000 personnes sans papiers sur le territoire dans un pays qui compte 11,8 millions d’habitants dont 20,2 % d’immigrés. Au contraire, l’actuel gouvernement fédéral de centre droit dirigé par le nationaliste flamand Bart de Wever entend plutôt mettre en œuvre – selon les termes de la ministre de l’asile et la migration Anneleen Van Bossuyt – « la politique d’asile et de migration la plus stricte jamais adoptée », car il s’agirait de « la politique que les gens demandent ».

Pour vérifier cette affirmation, nous avons voulu mesurer le soutien réel de la population belge à la régularisation des sans-papiers, mais aussi tester l’effet de cinq messages différents sur le niveau de soutien de l’opinion publique aux campagnes de régularisation.

Les participants à l’enquête – mise en œuvre par l’Institut de sondage Bpact en mars 2025 – ont dès lors été répartis aléatoirement entre un groupe de contrôle n’ayant reçu aucun message et cinq groupes expérimentaux ayant reçu un message d’environ 100 mots au sujet de la régularisation.

Ces messages présentaient :

  1. des données scientifiques sur les personnes sans papiers sous forme narrative ;
  2. le parcours émouvant d’une immigrée sans papiers menacée d’expulsion et soutenue par ses voisins ;
  3. les avantages économiques et sociaux de la régularisation des personnes sans papiers ;
  4. le double standard dans le traitement par les autorités des personnes sans papiers et celui des fraudeurs fiscaux ;
  5. les inégalités entre migrants fortunés bénéficiant d’accès privilégiés à la résidence en Europe et migrants défavorisés ayant peu d’options pour rejoindre l’Europe légalement.

Dans notre enquête, il a ensuite été demandé à tous les participants de se positionner par rapport à la régularisation des personnes sans papiers en général mais aussi par rapport à la régularisation qui serait limitée aux personnes sans papiers qui travaillent, à celles qui occupent un métier en tension ou à celles qui ont des attaches sociales durables en Belgique. La raison pour laquelle il est important de distinguer le soutien pour différents profils de personnes sans papiers est que même les programmes de régularisation les plus ambitieux, comme celui de l’Espagne en 2026, conditionnent la régularisation à des critères spécifiques.

Les résultats de notre enquête soulignent l’importance de cette approche différenciée. En effet, seuls 21 % des personnes interrogées estiment que les autorités devraient régulariser tous les immigrés en situation irrégulière. En revanche, 53 % sont favorables à la régularisation des personnes sans papiers qui travaillent, 54 % à la régularisation de ceux qui occupent un métier en tension et 45 % de ceux qui ont tissé des liens sociaux étroits dans le pays. Par ailleurs, il est important de noter qu’entre 20 % et 25 % des participants ne sont ni pour ni contre la régularisation de ces différentes catégories de personnes.

En ce qui concerne l’effet des cinq messages que nous avons testés, seuls deux ont produit un effet significatif. La mise en récit de données scientifiques sur les personnes sans papiers (message 1) produit une augmentation d’environ 7 points de pourcentage du soutien à la régularisation des personnes sans papiers en général, mais aussi de celles qui travaillent. L’exposition au récit de vie émouvant d’une personne sans papiers (message 2) suscite, quant à elle, une augmentation de 8 points de pourcentage du soutien à la régularisation des personnes ayant des attaches durables et même de 10 points de pourcentage pour les personnes occupant un métier en tension.

Que faire du soutien conditionnel de l’opinion publique à la régularisation ?

Au terme de l’analyse du cas belge, deux enseignements principaux se dégagent.

D’une part, si différencier le soutien à la régularisation selon certains critères peut soulever un problème moral – en risquant de hiérarchiser les immigrés entre « méritants » et « indésirables » –, cette approche peut aussi, dans un contexte d’opposition politique forte, servir de point d’entrée pour ouvrir le débat et élargir progressivement l’accès à la régularisation à d’autres groupes de personnes sans papiers.

D’autre part, l’étude apporte deux éléments clés aux responsables politiques. Elle montre qu’un soutien réel à la régularisation existe dans l’opinion publique, contrairement à certaines idées reçues. Elle indique aussi que ce soutien dépend fortement de la manière dont la politique est présentée : le choix du message et de son cadrage peut sensiblement accroître l’adhésion du public et réduire le risque électoral perçu.

 

[Photo d’illustration : Jacob Lund/Shutterstock - source : theconversation.com]